Lezioni Spirituali extra - I CONTRATTI D'AGENZIA

>> 2.11.11



Il libro sta andando piuttosto bene, sono contento.
Inauguro questa amena rubrica per pubblicare alcuni pezzi che ho scritto e che, per svariati motivi, abbiamo tenuto fuori del libro. Come se fossero i contenuti speciali di un DVD.
Questo primo pezzo riguarda il rapporto con la figura dell'agente per il mercato francese.




LA FRANCIA E I CONTRATTI D'AGENZIA

È difficile che gli editori francesi producano storie di autori completi italiani, specie se esordienti.  Più probabilmente, se il disegnatore è valido, lo affiancheranno a uno sceneggiatore francese per qualcosa che è già in produzione. O viceversa: faranno lavorare uno sceneggiatore italiano con un disegnatore francese. Fino a qualche anno fa era improbabile che in Francia si pubblicassero autori stranieri, ma il mondo cambia, il mercato altrettanto; il successo di alcuni titoli (ad esempio Blacksad degli spagnoli Canales e Guarnido o lo Skydoll dei nostrani Barbucci e Canepa) ha spalancato le frontiere per le nuove proposte che arrivavano dall’estero. Nel primi cinque anni del decennio appena trascorso c’è stata un’autentica invasione di italiani, fino al sovraffollamento: alla fiera di Angoulême trovavi vagonate di italiani esordienti, armati fino ai denti di cartelline. Dal 2007 in poi, complici le gravi difficoltà economiche in cui è incorsa la  Humanoïdes Associés, c’è stato il riflusso. Di più: quasi una repulsione verso l’ennesimo italiano. Un po’ per il campanilismo tipico dei francesi, un po’ perché la maggior parte dei nostri compatrioti non fa nessuno sforzo per capire le caratteristiche profonde di una scuola così ricca di tradizione. Molti nostri professionisti, realizzando albi francesi, hanno replicato né più né meno il tipo di lavoro che facevano qui. La maggior parte degli esordienti si presenta ad Angoulême senza aver mai letto un volume francese, con l’idea  peregrina che oltralpe i fumetti siano senza schemi e senza regole.

Il modo più comune per lavorare nell’editoria francese è attraverso un agente.
Qui da noi gli editori sono pochi, i professionisti si conoscono tutti, il lavoro viene svolto in maniera empirica e la figura dell’agente è sostanzialmente inutile. Anzi, a volte controproducente: ultimamente in Italia sono spuntate  queste figure di agenti più o meno improvvisati, e molti esordienti si sono avventurati a firmare contratti di esclusiva per l’Italia. Poi hanno trovato lavoro da soli e il contratto d’agenzia diventa una zavorra. Nelle case editrici italiane ci si inquieta quando si infilano in mezzo queste figure. Sono abituati a un contatto diretto; cosa devono fare gli editor quando devono chiedere correzioni? Chiamare l’agente che a sua volta chiama il disegnatore? Mandare la sceneggiatura all’agente? Decisamente è una cosa che non ha senso. Non parliamo del disappunto che si crea nelle redazioni quando si presentano coloristi esordienti con l’agente.
In Francia è tutto più strutturato. Le case editrici sono molte, il mercato è vivace e c’è addirittura un sindacato per disegnatori di fumetti. La figura dell’agente da loro ha un senso ed è modellata sullo stampo dell’agente letterario.
Principalmente ce ne sono di tre tipi: quello che si occupa di rappresentare gli autori di BéDé nel mondo del cinema, facendo da tramite per cose che riguardano adattamenti, cessioni di diritti di sfruttamento, vendita di prodotti derivati dal licensing e così via.
Poi ci sono le agenzie di illustrazione, che vantano un parco autori di grande rilievo e si occupano di trovare commissioni nell’editoria e nella pubblicità.
Infine ci sono quelli che vengono chiamati agents “de terrain” cioè  agenti sul territorio, e sono quelli che interessano a noi: persone fanno da tramite tra gli editori e gli artisti che non abitano in Francia.
Per l’editore francese (a differenza che da noi) il fatto che ci si presenti tramite un agente è sinonimo di maggior professionalità. Sono abituati a figure di alto profilo: a cominciare da personalità come Claude Moliterni (recentemente scomparso), a gente come Henri Filippini o Camilla Patruno. O l’italiana Katja Centomo, che ha portato in Francia Sky Doll.

Ci sono due tipi di contratti tra autore e agenzia.
Il primo riguarda un singolo progetto: sono un autore, ho un progetto per un volume, l’agenzia si occupa di trovare l’editore. Oppure l’editore ha bisogno di trovare un disegnatore per una serie, e l’agenzia proporrà una serie di artisti che ritiene adatti. In genere questi contratti prevedono una clausola che impegna l’autore a non avere rapporti con l’editore in questione se non attraverso l’agenzia.
L’altro è il contratto di esclusiva: qualsiasi lavoro andrò a fare, l’agente prenderà una percentuale. Di contro l’agente si preoccuperà di trovare quante più commissioni possibile agli autori sotto contratto.
La percentuale che spetta a un agente varia dal 10% (bassa) al 15% (standard), al 50% (furto). Il contratto di esclusiva ha una durata che va dai due ai cinque anni.  Attenzione, se si è esordienti, a non firmare contratti-capestro (ricalcati dall’editoria libraria), con clausole di esclusiva o di prelazione che prevedono tempi lunghissimi. In Italia il massimo consentito dalla legge è 15 anni (che è comunque folle), mentre non è previsto nessun limite nella maggior parte delle legislazioni europee.
Il contratto di esclusiva è il più avversato dall’autore italiano. Per una questione di costume, credo. La prima idea che passa per la testa di un autore nostrano quando inizia questo tipo di collaborazioni è “uso l’agente all’inizio, ma poi lo frego e faccio da me”.  D’altra parte la consuetudine all’italiana dell’agente è di mettere sotto esclusiva centinaia di artisti per ampliare il catalogo, sapendo bene che potrà far lavorare solo una piccola parte delle persone sotto contratto. Se gli altri restano disoccupati pazienza.
Per certe cose abbiamo una mentalità provinciale, non c’è niente da fare. 

14 commenti:

MarPlace 3:50 PM  

gran bell'approfondimento.
Il libro ancora non lo compro, appena posso lo ordinerò, non vedo l'ora di leggerlo

mister X 4:30 PM  

Grazie per le informazioni e spiegazioni!

Anonimo 11:33 PM  

Molto interessante, magari inserite il pezzo nella seconda edizione.

Nel libro si parla anche del settore illustrazione?

Emi 11:55 PM  

Ciao, grazie a tutti.
Non credo che inseriremo questi pezzi nella seconda edizione, il libro è già corposo così com'è.
Nel libro si parla principalmente di fumetti, anche se il settore illustrazione è un ambito "gemello".

Antonio 6:11 PM  

Ma ti sono apparso in sogno chiedendoti di scrivere questo libro? No perchè cercavo una cosa del genere come un ossesso!!! Ho visto in giro e in Emilia Romagna ce l'hanno solo a Bologna...domani lo ordino, non posso perdermelo.
Grazie

Antonio 4:32 PM  

Ok comprato...
ho iniziato a leggerlo e mi sembra davvero interessante.
Grazie.
Antonio

Anonimo 1:30 PM  

Complimenti! Anch'io farò la scuola romana dei fumetti!

Camilla

Emi 2:34 PM  

Ciao ad entrambi gli Antonii, e grazie!

per Camilla, ti ringrazio dei complimenti, ma mi sa che non ci incontreremo perché io insegno alla Scuola internazionale di comics :)

Anonimo 3:52 PM  

scusa!! pensavo avessi frequentato la scuola romana di fumetto!

Camilla

Luca Erbetta 2:03 PM  

Ottimo post, Emiliano.
A questo punto però vorrei chiederti:
Cosa dovrebbe fare, secondo te, un'agente, per meritarsi la sua percentuale?

Destabbio 11:25 AM  

Ciao Emiliano complimenti per il libro e il pezzo:)

Oggi ho postato una breve news sull'uscita de L'inverno del disegnatore in Francia: http://pacoroca.wordpress.com/2011/11/09/inverno-disegnatore-francia/

che all'interno, però contiene una riflessione molto forte.

Se la Francia non fosse più la mecca del fumetto?
e se case editrici più piccole, ma professionali e agguerrite come Astiberri, grazie alla loro forza e dinamicità possano imporre direttamente loro gli autori?

Infine ti chiedo di scrivere un articolo sulle case editrici e la promozione che devono svolgere, perché così sembra che la stragrande maggioranza dei contratti sia intermediata dagli agenti, mentre è il contrario:)

Ciaooooooooo:)

Emi 12:03 AM  

Ciao Emanuele!
Che la Francia non sia la mecca del fumetto ne sono assolutamente convinto, anzi.
Del fenomeno Astiberri, e in generale delle nuove idee di produzione ne parlo ampiamente nel libro.
Prima o poi scriverò anche qualcosa che riguarda il lavoro di promozione che devono fare le case editrici, ma non sono un editore e quindi ho bisogno di documentarmi. Magari ci facciamo una bella chiacchierata la prossima fiera ;)

Emi 12:12 AM  

ps hai scritto nel tuo articolo "Che la Francia non sia più il solo centro del mondo editoriale legato al graphic novel?"
Io direi che la Francia ha un bel po' di problemi ad assorbire il formato graphic novel. I vari Paco Roca, Gipi etc etc fanno oltralpe praticamente gli stessi numeri che fanno in Italia. Se consideriamo la sproporzione tra quanto vendono i fumetti da libreria in Francia (un botto) e in Italia (poco), è un dato emblematico.

Mi azzarderei a dire che in questo settore siamo più avanti noi!

Destabbio 4:05 PM  

Le vostre parole da una parte mi confortano dall'altra mi fanno ancor più pensare che c'è ancor più bisogno di promozione.

Emiliano quando vuoi per una intervista:)